È stato pubblicato su Frontiers in Political Science (sezione Studi internazionali) - inclusa dall'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, nell'elenco delle riviste scientifiche dell'Area 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche) e 14 (Scienze politiche e sociali) - il mio nuovo articolo intitolato “From deportations to ‘frozen conflicts’: Russian nationalism, ethnic engineering and violence in the soviet and post-soviet space”.
Lo studio adotta un approccio storico-comparativo per analizzare il nesso tra le deportazioni di massa e le politiche di riassetto demografico attuate in epoca sovietica e i conflitti etnici oggi congelati nello spazio post-sovietico – dal Caucaso alla Crimea, dal Donbas all’Asia centrale.
Attraverso l’esame di decreti archivistici, dati censuari, cartografia amministrativa e fonti giuridiche, l’articolo dimostra che il nazionalismo russo non è stato soltanto un fenomeno ideologico, ma un vero e proprio repertorio di pratiche statuali fondato sulla mobilità forzata e sulla manipolazione territoriale. Deportazioni di ceceni, ingusci, tatari di Crimea e tedeschi del Volga, combinate con la struttura etnofederale dell’URSS, hanno generato repubbliche asimmetriche, memorie rivali della vittimizzazione e rivendicazioni territoriali ancora oggi irrisolte.
La ricerca sfida le interpretazioni correnti che riconducono i conflitti post-sovietici alla sola transizione democratica mancata o alla competizione tra grandi potenze, proponendo invece una genealogia più lunga che affonda le radici nelle politiche staliniste di ingegneria demografica.
📘 Riferimento completo:
Marsili, M. (2026). From deportations to “frozen conflicts”: Russian nationalism, ethnic engineering and violence in the soviet and post-soviet space. Frontiers in Political Science, 8, 1512946.
🔗 DOI: https://doi.org/10.3389/fpos.2026.1512946
🔓 Accesso aperto – liberamente scaricabile e consultabile da tutti.
















